Sport = business? Difficile rimanere puliti!

 

Il caso Moggi-Pairetto è l’ennesimo colpo duro al mondo del calcio. Falso in bilancio, doping, partite vendute e adesso anche associazione per deliquere finalizzata alla frode sportiva. Quest’ultima è l’ipotesi di reato su cui sta indagando la Procura della Repubblica di Torino e alla quale darebbe conferma una lunga serie di intercettazioni telefoniche che riguardano il Direttore Generale della Juventus Luciano Moggi.

Dalle intercettazioni telefoniche risulta che Moggi concordava con Pairetto (ex designatore arbitrale) la designazione di arbitri ‘amici’ per le partite della Juventus.  L’immagine di Luciano Moggi che ne viene fuori è quella di un ‘padrino’ che tiene in pugno il calcio italiano. Tutti pendono dalle sue labbra, dirigenti arbitrali e federali, calciatori e giornalisti; vi sono intercettazioni di conversazioni anche con alcuni Ministri.

Alcune intercettazioni riguardano anche conversazioni con moviolisti televisivi (tra cui il moviolista di Biscardi) ai quali Moggi indicava gli arbitri nei confronti dei quali bisognava essere più duri o più clementi. E tutto questo in cambio di favori non bene identificati (probabilmente raccomandazioni).

Ormai il calcio è diventato un enorme business e questo comporta inevitabilmente che gli interessi economici prevalichino a danno della integrità sportiva. Quando le società sportive vengono quotate in borsa e le squadre acquistano giocatori per parecchi miliardi di euro, non c’è da stupirsi (e di fatto nessuno si stupisce) che il calcio sia ormai un meccanismo pieno di vizi. E a pensarci bene se si spendono così tanti soldi per acquistare un solo calciatore, conviene di più comprare gli arbitri, si spende meno è si ha maggiore certezza di vincere le partite. E questo è sport?!?  Meglio gli sport poveri!

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